Uscita didattica al Teatro PimOff

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Sei allievi della 1 Informatica B hanno partecipato ad un laboratorio per ragazzi dai 14 ai 20 anni sull’uso della maschera nell’interazione con i dispositivi social coordinato dal collettivo teatrale Dynamis presso i locali del teatro Pimoff. Il laboratorio è culminato giovedì 16 febbraio con la partecipazione della I e della II Informatica B allo spettacolo denominato Garwalf.

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Sul palcoscenico era presente una tenda da campeggio all’interno della quale c’erano i nostri allievi che, secondo la narrazione, recitavano la parte di un gruppo di amici che, di ritorno da una gita sulla Maiella, è rimasto coinvolto in un incidente d’auto e quindi costretto ad accamparsi in tenda. Ogni volta che scendeva la notte, un partecipante veniva ucciso da un altro del gruppo perché, all’insaputa degli altri, era affetto da licantropia. I sopravvissuti dovevano discutere per decidere chi tra loro potesse essere il colpevole. In caso di errore la notte successiva un altro di loro avrebbe perso la vita.

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Lo spettacolo cerca di stimolare una riflessione sull’importanza di un uso differenziato dei propri io. Nella nostra vita siamo così certi di attribuire sempre lo stesso valore alla “verità”? Nessuno si comporta nello stesso modo con un genitore, un professore, un vecchio amico, un collega, un amante, o il proprio compagno. Riappropriarsi di questo senso di “incoerenza”, permette di ristabilire come legittima la possibilità di differenziare le nostre interazioni e a riconoscere che questo contribuisce a fortificare la nostra identità. Le nostre identità digitali sono costruite per richiederci sempre più informazioni sulle nostre attività, tutto è dichiarato, chiaro: cosa penso, dove sono, con che gruppi mi identifico, con chi non voglio avere nulla a che fare. È costruita l’illusione di una società vera che non lascia spazio alla menzogna, l’abbaglio di una trasparenza. Garwalf provoca una riflessione che non rifiuta la tecnologia ma cerca di inquadrala, attraverso un gioco alla sopravvivenza, nell’ottica di una maggiore consapevolezza, innescando forme narrative che strutturino la ricerca di vie di fuga e strategie di autodifesa.

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Far teatro non significa imparare a recitare ruoli, ma a cercare in sé le risorse per dare vita ai propri personaggi interni, svelandoli sulla scena interamente nelle loro problematiche e conflittualità, ricercando nuove risposte, ognuno a proprio modo. Secondo me il teatro serve anche per sfogarsi… STEFANO

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Secondo me, partecipare a certe attività scolastiche per noi studenti non credo sia male: ci sono molti aspetti positivi che possono convincerti a non saltare queste ore di “scuola”. Queste uscite aiutano molto noi studenti anche a distrarci un po’ dall’ambiente scolastico.

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A teatro mi sono divertito, stare in quella tenda con i miei compagni è stato molto divertente, soprattutto perché non eravamo molto al corrente di quello che succedeva fuori, quindi era tutto un ridere e dire cavolate. Abbiamo anche conosciuto questi attori di Roma, 4 ragazzi giovani e molto simpatici, che ci hanno fatto divertire e anche un po’ prendere male, mettendoci in difficoltà mettendo i nostri profili personali dei nostri social davanti ad un pubblico di quasi 100 persone.
Tutto sommato uscite del genere non sono male, soprattutto quando quei giorni hai ore di lezione pesanti. ALESSIO

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Come tutti, anch’io ho fatto tante esperienze nell’ambito scolastico: gite, uscite didattiche, laboratori vari. Ma quest’ultima è stata una delle migliori che io abbia mai fatto. Non è stata come alcune uscite a teatro quando entri, ti siedi e resti fermo per circa un’ora e mezza a guardare dei tizi che parlano e parlano senza che tu ci capisca nulla (esperienza vissuta). In questa uscita hanno permesso a me e ad altri 5 compagni di vivere di persona un’esperienza che spiega i pro e i contro riguardo all’avere uno o più profili online. Ma non solo, perché questa esperienza spiega anche la fiducia che un gruppo di persone può avere l’uno nell’altra. Prima di questa esperienza non avevo nessuno tipo di contatto con gli altri 5 prescelti. Infatti, sapevo soltanto i loro nomi e forse qualcosina in più. Durante le prove abbiamo iniziato a comunicare come una squadra pronta per la partita. Non eravamo sempre tutti d’accordo, anzi, a volte qualcuno poteva accusare una persona e quest’ultima poteva non aspettarselo per niente e questo causava dubbio e fastidio. Possiamo dire che eravamo tutti parecchio nervosi prima dello spettacolo, perché non sapevamo cosa potesse succedere, ma soprattutto non potevamo sapere chi potesse essere il LUPO. Durante lo spettacolo sono emersi molti aspetti dello spettacolo di cui noi eravamo all’oscuro, come, ad esempio, l’uso che hanno fatto dei nostri social o che lo spettacolo potesse essere comico (cosa che ho adorato tantissimo). E durante queste scene ci siamo divertiti un sacco. Insomma quest’esperienza non ha potuto fare altro che unirci e farci stare bene e questo penso possa essere un modo per far avvicinare persone che ancora non si conoscono bene. SABRINA

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Dentro la tenda mi sono immaginato di essere nel vivo della storia e ho provato delle emozioni belle, di essere contento di aver partecipato a questa esperienza teatrale.
Quando è iniziato lo spettacolo ed ero dentro la tenda ho iniziato a immaginarmi dentro di me quello che succedeva pian piano. Ero un po’ in ansia, ma ho cercato di dare il massimo e cercare di essere un buon attore.
Ero un po’ preoccupato dal fatto che potevo essere ucciso per primo per poi non essere più molto attivo nella storia, ma non è andata così. Sono uscito sano e salvo dalla tenda senza né essere stato ucciso e né essere stato ammanettato perché colpevole.
Dentro la tenda pensavo facesse caldo, ma invece stavo bene. L’unico problema è stato che mi faceva molto male la parte posteriore del ginocchio. Ma a parte questo non ho avuto nessun’altro problema; durante le notti ero sempre concentrato a capire da dove venisse il rumore.
Questa esperienza dentro la tenda per me è stata divertente. NICOLA

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Io l’ho trovata un’idea simpatica. Dopotutto, sapevo che sul mio profilo Instagram non c’erano foto “compromettenti”, avendo sempre cercato di mantenere una buona reputazione anche sui social. Ma se la situazione fosse stata differente? Ciò porta a farsi delle domande sulla sicurezza dei social: quanto realmente siamo al sicuro dietro ad un computer? Ogni foto che postiamo, ogni like che lasciamo, ogni commento che rilasciamo… tutto viene registrato e tenuto in memoria per sempre! In ogni caso, appena tornato a casa, ho subito cambiato il mio profilo da pubblico a privato. Vedere le mie foto proiettate davanti a circa 100 persone mi ha fatto riflettere, e parecchio. D’ora in avanti farò ancora più attenzione a tutto ciò che condividerò, che purtroppo, condividerò con il mondo intero. SAMUELE

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